Il nuovo mito americano di una generazione antiamericana


Occhi trasognanti e carichi di speranza si concentrano ormai da settimane verso la “promessa” Obama. E proprio mentre il neopartito democratico della sinistra (sinistra?) italiana sta mettendo in scena lo spettacolo tedioso del Corro-Solo-o-Corro-in-Compagnia, una schiera di giovani (e non), delusa e disorientata dalla politica sinistra italiana, volge lo sguardo palpitante verso quest’uomo che sta ridando alla politica il suo senso più profondo: la fiducia nella Possibilità. Yes, we can!

Che sia il segno di un mutato e più positivo atteggiamento della cultura di sinistra italiana verso gli Stati Uniti? Del resto, non sarebbe affatto un fenomeno nuovo. Per lunghi periodi e per fasi alterne, l’America, con la sua cultura, la sua storia, la sua politica e la sua letteratura, ha esercitato sulla cultura socialista-comunista italiana una fascinazione ambigua e complessa, fino a spingerla ad edificarne un mito.

Contro il luogo comune secondo cui l’antiamericanismo sarebbe una categoria connaturata al bagaglio ideologico e culturale della sinistra italiana, esiste un altro lato della medaglia che smentisce una simile visione sbrigativa e superficiale.

L’ideale democratico insito nella Costituzione americana, le lotte per l’indipendenza, la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, sin dall’età risorgimentale hanno rappresentato per lo schieramento progressista italiano esempi di civiltà e democrazia cui guardare come modello. Durante gli anni Trenta del ‘900, l’America diventa addirittura “patria ideale” agli occhi di coloro che intrisi di ideali democratici e libertari devono fare i conti con l’asfittico e repressivo clima totalitario. E’ in questo contesto storico che nasce il mito americano di sinistra come forma di militanza politico-culturale antifascista.

E’ verso i primi anni Cinquanta che avviene poi il cambio di rotta. Quando, all’indomani della guerra e con le prime cupe avvisaglie della Guerra Fredda, quello stesso paese che, fino a poco tempo prima, era stato il miraggio di democrazia felice, diventa adesso terra del capitalismo più abietto e dunque nemico da combattere. Da questo momento in poi un diffuso risentimento antiamericano diviene il marchio da associare a una cultura di sinistra – comunista – che, trincerata dietro l’atro mito, quello sovietico, vede negli Stati Uniti l’antimodello per eccellenza.

Eppure, il rapporto che è intercorso da allora tra la cultura italiana marxista e la cultura americana ha sempre mantenuto delle sfumature molto ambigue. E’ indubbio che per il Pci e per gli adepti più ossequiosi il rifiuto del sistema americano si tinge di colori antiamericani tout court (celebri le accese polemiche tra Togliatti e Vittorini intorno al valore progressista o meno della letteratura statunitense), ma in realtà è come se quel richiamo all’America e alla sua eredità libertaria sia sempre rimasto sullo sfondo, celato e sopito.

La rappresentazione del nuovo continente come custode dell’ideale democratico, come “laboratorio” dove si sperimentano nuovi modi artistici e nuove possibilità esistenziali ha continuato ad essere presente nell’immaginario di buona parte della sinistra italiana, perché l’America non ha mai smesso di rappresentare ai suoi occhi il terreno di scontro etico, sociale e politico della società moderna esplosa in tutte le sue contraddizioni.

Non è un caso che all’alba del ’68 un’intera generazione – che pur respingendo il capitalismo e l’imperialismo statunitensi ma in egual modo i dogmi partitici di Zdanov e Togliatti – volge nuovamente gli occhi all’America da cui ne ricalca affascinata il modello di contestazione, la controcultura e i ribellismi artistici.

Questa nuova sinistra, più aperta e più critica verso se stessa, “riscopre” ancora una volta l’America, e questa volta la scoperta si chiama Beat Generation. Dalle pagine di Kerouac, Ginsberg, Ferlinghetti e tanti altri, il volto dell’“altra America” parla di libertà, reale e spontanea, di rivolte per la giustizia e l’uguaglianza sociale, di anticonformismo e di rifiuto verso tutto quello che in Italia è ora ipocrisia e perbenismo democristiano.

Quello che da qualche mese sta avvenendo negli Stati Uniti sembra aver nuovamente riacceso in Italia quella fiammella di speranza e di fiducia verso il sogno egualitario e multicolore americano. Che sia un abbaglio o no (solo il tempo potrà dirlo), quel che è certo è che un vento nuovo sta soffiando in America. C’è solo da augurarsi che anche da noi possa arrivare un alito a spazzare il marcio e la rassegnazione che ci stanno seppellendo.

This entry was published on February 15, 2008 at 11:15 am. It’s filed under Italian, Loose thoughts, Politics, Society and tagged , , , , , . Bookmark the permalink. Follow any comments here with the RSS feed for this post.

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