Le macchine ci leggeranno il pensiero


Quando circa un mese fa Adam Wilson, ricercatore dell’Università del Wisconsin, ha inviato un messaggio su Twitter usando semplicemente il pensiero, forse non immaginava che quel post sarebbe entrato nella storia marcando uno spartiacque, e che da quel momento in poi la comunicazione umana non sarebbe più stata un’esclusiva della voce e dei gesti.  Ma anche della mente.

L’ingegnere biomedico del Wisconsin dopo aver fissato degli elettrodi sulla sua testa, si è seduto davanti allo schermo di un computer (che utilizzava il software già noto BCI2000) sul quale comparivano delle lettere dell’alfabeto. Concentrandosi su una lettera precisa, l’apparecchio ha ricevuto delle onde in grado di tradursi nel segno grafico su cui era concentrata la sua attenzione. Composto il messaggio, gli è bastato fissare il pulsante Twit per inviare in rete il post in pochi istanti.

Non è la prima volta in realtà che il sistema BC12000 viene applicato ad esperimenti di questo tipo, ma mai fino a questo momento si era stati in grado di inviare messaggi elettronici sul web. Più di 300 laboratori nel mondo fanno uso di questo dispositivo e ci sono già alcune società statunitensi che si apprestano a mettere in commercio headset dotati di sensori in grado di ricevere segnali elettrici generati dai neuroni e tradurli in immagini, movimenti, parole o altro.

Le applicazioni in ambito medico sono tra i benefici più concreti a cui i ricercatori puntano nell’immediato. La scoperta di Wilson potrebbe ad esempio – come lui si stesso si augura – venire incontro a quanti sono affetti da disabilità fisiche o celebrali che impediscono di parlare o comunicare in altro modo. Ed è di pochi giorni fa l’annuncio da parte di un team di ricercatori dell’Università di Saragozza in Spagna della messa a punto di un dispositivo (molto simile a quello usato da Adam Wilson) che permette a chi sta sulla sedia a rotelle comandare i movimenti della sedia attraverso impulsi celebrali inviati al computer.

D’altra parte, le tecnologie applicate alla neuroscienza, negli ultimi mesi, si accavallano a ritmo incalzante, e gli scienziati le stanno usando per scandagliare la mente umana in lungo e in largo. Come non mai si avvicendano studi di ricercatori che frugano nel cervello alla ricerca delle dinamiche che regolano le emozioni, le scelte, la spiritualità, la saggezza dell’uomo.

Un team di Lockheed Martin (un’azienda americana attiva nei settori dell’ingegneria aerospaziale e della difesa) ha fatto sapere di recente di essere vicino alla possibilità di scrutare la mente a distanza, anche in luoghi pubblici affollati, individuando segnali di ansia o pensieri violenti che potrebbero essere indice di intenzioni terroristiche.

Lo studio del cervello ha portato invece l’Istituto di Psichiatria di Londra a dire l’ultima parola sulla disputa circa i benefici o meno dell’uso della cannabis, mostrando come questa danneggi le funzioni cognitive e inibisca le capacità di scelta di chi ne fa uso. E grande risonanza in tutto il mondo ha suscitato anche la notizia data da un gruppo di scienziati dell’Università di Oxford secondo cui sarebbe stata individuata la parte del cervello in cui ha origine la fede religiosa.

Tutte scoperte che sono destinate a rivoluzionare scientificamente e culturalmente la percezione che l’uomo ha di sé come essere duale, scisso tra corpo e mente. Ma non staremo volando troppo in alto?

“Le scoperte nel campo della neuroscienza costituiranno la più grande rivoluzione del nostro secolo e senza dubbio quelle che avranno il più profondo impatto sull’uomo” afferma Piergiorgio Strata, direttore scientifico della Fondazione Ebri, il centro di ricerca scientifica internazionale interamente dedicato allo studio delle neuroscienze e fondato dal premio Nobel Rita Levi-Montalcini.

La grande rivoluzione è stata scoprire che il contenuto del segnale elettrico del pensiero può essere decodificato attraverso macchine artificiali. La connessione tra pensiero e materia è ormai un dato di fatto e il dualismo cartesiano è morto”, dice il professor Strata a Wired.it. “Dal 2008 in poi non si riesce a star dietro a tutti gli esperimenti condotti in questo ambito di ricerca e le scoperte saranno sempre più veloci”, continua il professore.

Siamo dunque vicini a svelare il grande mistero della mente umana? “Niente affatto. Certo, siamo vicini a svelare tanti enigmi che avranno dei benefici sulla medicina, ma siamo ancora lontani dal capire il più grande dei misteri, ovvero individuare qual è quel substrato del cervello che genera il dolore. Quando l’uomo riuscirà a scoprirlo, avrà svelato il mistero della mente umana”.

Read the article on Wired.it

This entry was published on May 6, 2009 at 8:17 pm. It’s filed under Italian, Science and tagged , , , , , . Bookmark the permalink. Follow any comments here with the RSS feed for this post.

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