Energia pulita dalle onde dello Stretto

“Non sono totalmente contrario al nucleare. Penso che chi sostiene che se ne possa fare a meno, dice una bugia. È certo però che è necessario investire anche su tutte le possibili fonti rinnovabili. E in Italia, purtroppo, manca una vera politica energetica nazionale di lungo respiro”.

Risponde così a Wired.it il professor Domenico Coiro, docente presso il Dipartimento di Ingegneria Aerospaziale dell’Università Federico II di Napoli. Lui su una fonte di energia alternativa ci ha investito lunghi anni di ricerca. E dal 1998 si è rivolto al mare, convinto che è lì che risiedano delle enormi potenzialità energetiche su cui vale la pena puntare in ricerca e in denaro pubblico. Come? Catturando l’energia dalle correnti marine.

Insieme al suo gruppo di ricerca dell’ADAG del dipartimento di Ingegneria Aerospaziale di Napoli, e in collaborazione con l’azienda di Bolzano Fri-El Green Power – attiva nel settore dell’energia elettrica ottenuta da fonti rinnovabili – il prof. Coiro sta coordinando un grandioso progetto per estrarre energia pulita sfruttando il moto delle correnti di marea.

Il mare rappresenta una delle più promettenti fonti di energia alternativa, le correnti causate dalle maree sprigionano enormi quantità di potenza che, se sfruttate adeguatamente, potrebbero produrre energia elettrica sufficiente a soddisfare il fabbisogno di migliaia di abitazioni in tutto il mondo. Il sistema che permette di catturare il moto del mare causato dalle maree e quello naturale dei fiumi è in corso di studio in diversi paesi, ma è soprattutto la Scozia la nazione più avanzata su questo versante; sulla stessa linea si stanno muovendo anche gli Stati Uniti e di recente il Canada.

In Italia, è lo Stretto di Messina l’angolo di mare con maggiori potenzialità di estrazione di energia, essendo l’unico sito con una velocità massima di sei nodi, pari a circa 11km/h.

I primi test sperimentali sul mare risalgono agli anni 1998-2003, quando il team di ingegneri napoletani sviluppò un primo sistema – la turbina marina Kobold – che fu installata nello Stretto di Messina a Ganzirri, sulla costa siciliana. Dopo anni di studio ed esperimenti, il gruppo di ricerca del prof Coiro è riuscito a portare il suo lavoro ancora più in là, con un secondo progetto che ha potuto concretizzare grazie all’incontro con Fri-El Green Power, la società trentina che ha costituito la controllata Fri-El Sea Power e ha realizzato il sistema Sea Power, coperto dal brevetto internazionale

Il Sea Power è una struttura composta da un pontone galleggiante ancorato sul fondo marino e da una serie di idro-turbine ad asse orizzontale che sono posizionate lungo un filare, ovvero un tubo orizzontale snodato e modulare. Il tubo funge da albero di trasmissione del moto, trasferendo la potenza catturata dall’acqua al generatore elettrico che, a sua volta, la trasforma in energia elettrica. L’impianto prevede che l’energia prodotta venga immessa direttamente nel sistema elettrico del Paese attraverso un cavo sottomarino che collega le singole strutture galleggianti alla rete elettrica della terra ferma. Laddove ciò sia impraticabile per l’elevata distanza del sito dalla costa, gli ingegneri ipotizzano l’uso dell’energia per la produzione di idrogeno, che andrebbe poi trasportato a terra con le navi.

Il vantaggio di questa tecnologia, ci spiega il prof. Coiro, consisterebbe nei bassi costi di realizzazione e di manutenzione. Infatti, tutte le strutture immerse sono realizzate in acciaio ed in composito (vetroresina e/o carboresina), dunque sono resistenti al tempo, mentre le componenti elettriche e le parti più delicate non entrano in contatto con l’acqua.

C’è da tenere in considerazione inoltre sia la facilità con cui il sistema galleggiante può essere disposto in qualunque luogo ci siano correnti, nonché la sua modularità, ovvero la possibilità di allungare o accorciare il filare quando le condizioni lo richiedano. Unico svantaggio è la necessità di avere uno spazio molto ampio che permetta all’intera struttura galleggiante di orientarsi autonomamente in direzione della corrente, che cambia di 180 gradi ogni sei ore.

I primi test sperimentali sono stati condotti su modelli in scala presso la vasca navale del dipartimento d’ingegneria navale, e poi in condizioni reali nell’agosto e poi nell’ottobre 2008 a Villa San Giovanni, in Calabria.

Nonostante il prototipo di questo primo esperimento fosse di 6 kw di potenza – dunque piuttosto piccolo e di non facile gestibilità in presenza delle forti correnti marine – i risultati sono stati soddisfacenti. Tanto che il gruppo di ricerca si è subito messo all’opera per realizzare un prototipo più potente, di 20 kw che verrà testato nello Stretto, salvo imprevisti, tra il 17 ed il 24 giugno. E in fase di studio intanto c’è il progetto per la realizzazione di un sistema da 500 kw, con 6 turbine di diametro di soli 7 metri, che gli ingegneri sperano di poter immergere nelle acque dello Stretto nel corso dell’anno. Tale sistema potrà produrre energia sufficiente ad alimentare circa 200 unità abitative.

Ma perché il sistema sia reso concretamente effettivo ed operante servono i permessi. Ed è qui che l’ingranaggio si intoppa, tra la lentezza e la noncuranza della burocrazia. L’azienda di Bolzano, in collaborazione con gli ingegneri di Napoli e con la Lega Navale Italiana di Villa S. Giovanni, ha presentato alle autorità locali la richiesta di concessione di una punta dello Stretto sulla costa calabrese, in località Punta Pezzo, per realizzare una sorta di laboratorio a cielo aperto, disponibile ad aziende sia italiane che straniere interessate a condurvi degli esperimenti. Lo Stretto di Messina è, infatti, uno dei pochissimi siti dove è possibile testare i prototipi in qualunque periodo dell’anno a causa buone condizioni meteoriche e marine.

Ma dopo circa 6 mesi, dei permessi dalle autorità preposte alla gestione dello Stretto ancora niente. “Il progetto in linea di principio lo condivido in pieno, ma non ho ancora avuto modo di leggere le carte”, ci dice il sindaco di Villa San Giovanni, Giancarlo Melito. E i tempi, a questo punto, potrebbero dilatarsi ulteriormente, dal momento che lo scorso venerdì 22 maggio 11 consiglieri del comune di Villa San Giovanni si sono dimessi facendo cadere la giunta.

Una trascuratezza davvero difficile da comprendere se solo si pensa alle ricadute di ingente portata che il progetto potrebbe avere per il Paese e all’enorme impatto ambientale, economico e occupazionale di cui le regioni del sud, per prime, avrebbero la fortuna di beneficiare.

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This entry was published on May 27, 2009 at 12:53 pm. It’s filed under Italian, Science, Tech world and tagged , , , , . Bookmark the permalink. Follow any comments here with the RSS feed for this post.

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