Il giornalismo è in crisi? L’inchiesta la finanzio io

“Non è il giornalismo ad essere morto. Ma il vecchio modello di business su cui si fonda”. Un’analisi impietosa quella che Michael Arrington (fondatore di Techcrunch) tracciava pochi giorni fa circa lo stato di salute del New York Times. Condizioni finanziarie preoccupanti e un sistema di vistose inefficienze, con solo un 4.83% del totale dei dipendenti attivamente impegnato a fare il “lavoro sporco”.

Quello del Nyt è lo stato emblematico di una condizione generale: crisi dell’editoria. E se la carta stampa fatica a trovare vie alternative di sopravvivenza, ad avere la peggio è il giornalismo investigativo. Ma quale sarà la ricetta capace di risollevare le sorti del giornalismo di qualità nell’era di internet? Mr. Murdoch ne è certo: offrendo notizie soltanto a pagamento. Forse ha ragione. Ma se proprio c’è da metter mano al portafogli, allora perché non dovrebbero essere i lettori a scegliere su cosa valga la pena investigare?

Da qui l’idea originale venuta in mente a David Cohn, un ragazzo ventiseienne di Palo Alto, in California, che ha fondato il primo sito di giornalismo d’inchiesta on demand. Spot.Us è un progetto open source di giornalismo partecipativo, dove sono gli utenti stessi a commissionare ai reporter gli argomenti su cui desiderano andare a fondo.

Bastano una donazione di 25 dollari e cento cittadini interessati a vederci chiaro: raggiunta la somma di 2.500 dollari, giornalisti, redattori e fotografi si mettono a lavoro per realizzare il servizio. Il sistema prevede dei “tips”, cioè i temi suggeriti direttamente dai cittadini (che vengono passati al vaglio dei redattori per verificarne credibilità e fondatezza) e dei “pitches”, gli argomenti proposti dagli stessi giornalisti.

L’agenzia giornalistica no-profit del giovane californiano – che fa parte del Center for Media Change ed è stata finanziata dalla Knight Foundation –  ha già pubblicato 23 servizi ed è in attesa di raggiungere finanziamenti per altre 15 possibili inchieste. L’idea ha riscosso l’approvazione di varie testate tradizionali, che possono pubblicare gli articoli gratuitamente, a meno che non richiedano l’esclusiva: in questo caso dovranno sostenere il 50% delle spese complessive, che verranno rimborsate agli utenti.

Di Maria Teresa Sette
From Wired.it

This entry was published on August 10, 2009 at 3:01 pm. It’s filed under Activism, Blogosphere, Civil rights, Internet, Italian, Journalism, Society and tagged , , , . Bookmark the permalink. Follow any comments here with the RSS feed for this post.

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