La nanotecnologia in soccorso dell’emergenza acqua

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, l’80 per cento delle malattie nei Paesi in via di sviluppo è dovuto all’acqua. La scarsità di acqua potabile e la carenza d’igiene causano ogni anno 3,3 milioni di morti per le conseguenze di malattie come l’escherichia coli, la salmonella, il colera e virus patogeni e parassitari.

Quello dell’accesso all’acqua è uno dei problemi destinati a diventare sempre più preoccupanti, dal momento che la popolazione mondiale si stima arriverà a toccare le soglie dei 9 miliardi nel 2050.
Nonostante più dei due terzi del nostro pianeta sia ricoperto di acqua, soltanto l’1 per cento è quella realmente utilizzabile, contro il 97 per cento di acqua marina e un 3 per cento di acqua sotto forma ghiacciata. Oltre a essere scarso, quell’1 per cento è per di più mal distribuito tra la popolazione mondiale e, ovviamente, a farne le spese sono i Paesi del Terzo Mondo.

Il professor Alan Smith del dipartimento di Earth Sciences dell’Università di Cambridge è convinto che una soluzione per questa emergenza esiste già. E si chiama nanotecnologia.

Negli ultimi anni, i ricercatori impegnati a sviluppare tecnologie per il trattamento delle acque stanno concentrando i loro sforzi nel perfezionamento di membrane di nanofiltrazione. Questi sistemi, anziché fare pressione sull’acqua per farla fluire attraverso minuscoli fori, agiscono usando una carica positiva che attrae virus e batteri di carica negativa. Molte compagnie stanno investendo sulla realizzazione di sistemi di nanofiltrazione, e uno di questi tipi di dispositivi è attualmente in uso in un villaggio del Sud Africa.

Un ulteriore sviluppo su questo versante è rappresentato dall’uso di nanotubi di carbonio. Ricercatori del Renssealer Polytechnic Institute negli Stati Uniti e della Baras Hindu University in India hanno escogitato un metodo semplice per produrre filtri di nanotubi di carbonio capaci di rimuovere dall’acqua nanometri di poliovirus e grandi quantità di patogeni e batteri.

Gli sviluppi della nanotecnologia dovrebbero venire in soccorso anche ai sistemi di desalinizzazione, riducendone per di più i costi attualmente elevatissimi. Alla University College di Los Angeles hanno sviluppato nuove membrane di osmosi invertita, strutturate per creare tunnel molecolari attraverso cui far filtrare l’acqua più facilmente che i contaminanti.

E un innovativo sistema di purifazione delle acque è stato presentato anche al TEDGlobal, tenutosi il mese scorso ad Oxford. Michael Pritchard aveva sviluppato il suo Lifesaver già nel 2007, senza però essere riuscito a trovare un partner commerciale e uno sponsor che lo supportasse nel progetto.

Ma non sarebbe un caso isolato. “I veri problemi da risolvere” afferma il professor Smith “non sono le tecnologie in sé, ma l’accessibilità alla loro applicazione e la mancanza di politiche eque che ne incoraggino la distribuzione”.

Maria Teresa Sette
From Wired.it

This entry was published on August 28, 2009 at 8:09 pm. It’s filed under Activism, Civil rights, Italian, Science, Tech world and tagged , , , . Bookmark the permalink. Follow any comments here with the RSS feed for this post.

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