Virus H1N1: C’è da allarmarsi?


Nelle ultime settimane, le notizie sull’influenza A si rincorrono sui maggiori organi di informazione con un crescendo di allarmismo e confusione. E dopo il decesso, lo scorso giovedì, del primo paziente italiano che aveva contratto il virus, sembra essersi ulteriormente scatenata la psicosi del contagio. Inutile la nota tempestiva con cui il Ministero della Salute precisava che a causare la morte dell’uomo napoletano è stato solo indirettamente il virus, incidendo su gravi condizioni di salute preesistenti. Precisazione che non è bastata ad arginare la crescente diffusione di panico collettivo, spingendo la gente a disertare i funerali, e a gridare all’allarme Napoli come epicentro del virus. E mentre sembra essersi risolta la questione circa la necessità o meno di rimandere l’apertura dell’anno scolastico, non mancano singole iniziative di istituti scolastici volte a limitare la circolazione dell’influenza.

Ma siamo davvero di fronte a un rischio pandemia da scene apocalittiche? Per districarci in questo groviglio di informazioni contrastanti e confuse da cui siamo quotidianamente bombardati, abbiamo chiesto alla dottoressa Stefania Salmaso, direttrice del Centro Nazionale di Epidemiologia dell’Istituto Superiore di Sanità, di darci una mano per chiarirci le idee.

Dottoressa, che cosè questo virus AH1N1 e perché è così temibile?
Siamo davanti a un virus nei confronti del quale la popolazione umana è completamente suscettibile e quindi a rischio di ammalarsi , ma l’infezione non comporta necessariamente una malattia grave e non é più pericoloso di altri virus stagionali, è semplicemente nuovo ed in grado di trasmettersi da una persona all’altra facilmente. Le pandemie sono epidemie di tutto il mondo e si verificano ad intervalli abbastanza regolari. La pandemia più recente prima di quella in corso si è verificata tra il 1969-70, ed in Italia fu nota come la “febbre Hong Kong”. All’epoca c’era meno informazione e meno strumenti per contrastare il contagio, mentre questa volta siamo più preparati .

Dobbiamo allarmarci?
Assolutamente no. Ė dal 2002 che siamo al corrente di un rischio pandemia, e da allora stiamo monitorando l’insorgere di ogni nuovo virus e redigendo piani di preparazione e risposta che poi vanno però adattati alla reale situazione osservata. Dunque siamo pronti ad agire. Qualche anno fa, il fenomeno dell’influenza aviaria ci aveva già messi in allerta per il pericolo potenziale rappresentato da un nuovo virus degli uccelli che sembrava iniziare a trasmettersi all’uomo. La situazione sull’aviaria è rimasta invece stabile ed ora abbiamo invece una pandemia da un diverso virus. Quando, quest’anno, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha annunciato che il virus californiano era in grado di innescare la pandemia, abbiamo subito messo in moto la macchina d’intervento.

In che modo siamo pronti ad limitarne i rischi?
Le misure che stiamo attuando sono quelle generali previste dal Piano Pandemico Nazionale stilato nel 2002 e poi rivisto nel 2006. L’obiettivo principale è quello di rallentare il più possibile la circolazione del virus, evitando il verificarsi contemporaneo di un alto numero di contagi, cosa che renderebbe più diffile l’assistenza ai pazienti e le cure a qualsiasi altro malato. Ė immaginabile che se in Italia gran parte della popolazione si mette a letto, il sistema sanitario faticherà ad intervenire in maniera adeguata. A questo scopo, ci stiamo muovendo per tenere sotto monitoraggio il profilo clinico delle infezione causate dal virus, stiamo lavorando alle strategie di utilizzo di farmaci antivirali e di vaccini.

Prevedete un tasso di mortalità superiore a quello causato dalle normali influenze stagionali?
Normalmente, durante le pandemie, si registra un aumento del livello di mortalità. Incrementi di mortalità sono registrati ogni inverno in coincidenza con la stagione influenzale e colpiscono soprattutto la popolazione anziana, invece durante le pandemie si possono registrare incrementi di mortalità anche tra le persone giovani. Ma al momento l’influenza non ha causato vittime nel nostro Paese e anche nel resto di Europa il numero di decessi è limitato.

Quando saranno disponibili i vaccini e come avverrà la campagna di distribuzione?
I vaccini sono già in corso di produzione e dovrebbero essere disponibili entro la prima metà di novembre. Per la prima tornata di vaccinazione verrà data priorità ai soggetti più deboli e ai giovani, in particolare quelli che presentano condizioni cliniche svantaggiate.

In Gran Bretagna, molte donne incinte hanno deciso di rifiutare la vaccinazione temendone gli effetti collaterali. Ė una paura ingiustificata o ci sono dei soggetti a cui il vaccino è sconsigliabile?
Le vaccinazioni non sono ancora state avviate in nessun Paese europeo dato che nessuna ditta produttrice ha ancora completato le verifiche richieste dalle Autorità che forniscono l’autorizzazione alla commercializzazione. Il reale livello di accettabilità sarà quindi ancora da verificare. Sia l’Organizzazione Mondiale della Sanità che il Centro Europeo per il Controllo delle Malattie hanno raccomandato l’offerta di vaccinazione alle donne in gravidanza. In pratica poi l’invito a vaccinarsi verrà anche calibrato sulle caratteristiche del vaccino reso disponibile.

Quali sono i rischi nel caso di una mutazione del virus?
Sappiamo che il virus circolante, come tutti i virus dell’influenza, cambierà. Ma non sappiamo se muterà in meglio o in peggio. Quello che possiamo fare è monitorarlo costantemente facendoci trovare pronti nel caso mutasse in peggio. Ma finora, in nessuna parte del mondo dove si è diffuso, sono state registrate situazioni di peggioramento.

Si è parlato nelle scorse settimane della possibilità di chiudere le scuole. Secondo lei è una misura necessaria?
Nel caso in cui si verificassero casi di contagio, la chiusura di singole scuole potrebbe essere presa in considerazione, ma solo come strumento di interruzione del contagio locale e a fronte di varie altre considerazioni. Tale misura ad esempio funziona se gli studenti non si incontrano comunque tutti insieme fuori dalla scuola.

Ritiene che sia corretta l’informazione che si sta facendo sul tema?
I cittadini sono effettivamente “bombardati” di notizie e c’è un problema di interpretazione. Ė corretto informare sui rischi e sulle misure di prevenzione del contagio. Ma diffondere ansia e allarmismo è assolutamente inutile.

Maria Teresa Sette
From Wired.it

This entry was published on September 9, 2009 at 4:28 pm. It’s filed under Italian, Science, Society and tagged , , , . Bookmark the permalink. Follow any comments here with the RSS feed for this post.

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