Io Rov esploro i mari


Ė stato il protagonista indiretto, fuori dai riflettori, eppure centrale di una vicenda amara, dalle conseguenze dolorose. Si chiama Super Achille, ed è il robot sottomarino che il 12 settembre scorso è stato immerso negli oltre 500 m di profondità nel mare di Cetraro, sulla costa tirrenica calabrese, rinvenendo il relitto della ormai nota nave dei veleni.

Altamente versatile, potente e affidabile, il Super Achille è il Rov (Remotely operated vehicle) che più si prestava all’operazione della ricerca della nave fantasma descritta dal pentito di ‘ndrangheta Francesco Fonti – che lui stesso avrebbe contribuito a far affondare con dentro 120 fusti di sostanze tossiche.

I Rov sono robot piccoli e di facile manovrabilità, guidati dall’interno da due piloti (il Remora), oppure collegati ad una nave, da cui gli giungono i comandi attraverso un ombellicale, i cui fili portano corrente elettrica, segnali video e dati, scambiati poi tra il veicolo e l’operatore. La gamma delle applicazioni di questi robottini subacquei è varia e, a seconda dei compiti da assolvere, possono montare diverse apparecchiature, tra cui sonars, magnetometri, videocamera fissa, braccio manipolatore o con pinze, campionatori d’acqua, strumenti che misurano la limpidità dell’acqua, la penetrazione della luce e la temperatura, sistemi di posizionamento e altro ancora.

“Quando la Regione Calabria ci ha commissionato questo lavoro, abbiamo deciso di utilizzare il Super Achille perchè è il solo, tra prototipi di Rov, capace di raggiungere i 1000 m di profondità senza la presenza necessaria di un sommozzatore, ispezionando accuratamente i fondali, scattando foto e registrando l’operazione con una videocamera a colori”.

A parlare è il capitano Giuseppe Arena, fondatore della società messinese Arena Sub, che ha messo a disposizione i suoi tecnci al servizio della Procura di Paola e dell’Assesorato all’Ambiente della Regione Calabria, per il rinvenimento del relitto. La sua società, nata nel 1984 sul lago costiero di Faro (Messina), raccoglie un gruppo tecnico operativo composto da ingegneri elettronici, ambientali, capitani, geologi, archeologi subacquei tecnici e subacquei professionisti, e da vent’anni svolge attività nella robotica subacquea, applicata al rilievo dei fondali marini nei settori della geofisica, dell’archeologia, della ricerca e dell’offshore.

L’esemplare di Super Achille in dotazione ad Arena Sub è stato realizzato da Comex, la grande azienda francese produttrice di robotica sottomarina ( e di cui la società messinese è la sola partner italiana), ed è l’unico prototipo presente in Italia.

Ma per risalire alla presunta radioattività del contenuto dei barili, il Rov non basta. Lui si limita a fotografare dall’esterno, ma non può entrare nella stiva. Ė per questo che servono altri strumenti sofisticati di cui la Regione e la Procura non dispongono. “Se si tratta veramente di materiale radioattivo, come ha riferito un collaboratore di giustizia, sarà necessario utilizzare attrezzature particolari che certamente noi non abbiamo. Ci vorranno tempo e soldi. Noi andiamo avanti con la politica dei piccoli passi. Staremo a vedere”, ha dichiarato qualche giorno fa il Procuratore di Paola Bruno Giordano.

Un appello aperto al Governo, dunque, perchè stanzi i fondi necessari per poter mandare avanti le indagini e venire a capo di quella che sembra ormai essere una grossa e intricata vicenda di traffico internazionale di rifiuti tossici, e che sta avendo un drammatico effetto sulla popolazione del loco, come dimostra il picco di malattie tumorali registrato in queste zone.

“Stando alle dichiarazioni del pentito che ci ha indicato la nave, ce ne sarebbero altre due, una affondata a largo di Maratea e l’altra sulla costa ionica, a largo di Sibari. Visto che la prima informazione è risultata vera non c’è motivo di dubitare che non lo sia anche questa volta. Ma servono mezzi e uomini per portare avanti altre operazioni”, ci dice l’assessore all’Ambiente della Regione Calabria, Silvestro Greco.

Fari e fotocamera del robottino sono pronti ad inabissarsi in esplorazione di nuove (tristi) scoperte. Ma è soltanto la mano dell’uomo che può decidere se premere o no il pulsante di accensione.

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This entry was published on September 22, 2009 at 8:48 pm. It’s filed under Italian, Politics, Tech world and tagged , , , . Bookmark the permalink. Follow any comments here with the RSS feed for this post.
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