Missione marziana

Dieci anni. Soltanto dieci anni e l’uomo potrebbe mettere piede su Marte. Il pianeta che da secoli alimenta un fervido immaginario sulla possibilità di vita aliena è infatti ormai alla nostra portata se solo si facesse uno sforzo collettivo in ambito internazionale per convogliare risorse finanziarie e ricerche scientifiche. E questo è l’obiettivo con cui è nata nel 1998 all’Università di Boulder, in Colorado, la Mars Society, organizzazione no profit con sedi internazionali.

Ogni anno soci – più di seimila in tutto il mondo – e scienziati si ritrovano in una conferenza per discutere sull’evoluzione delle loro ricerche, tutte finalizzate a un unico obiettivo: destinazione Marte. Quest’anno, per la prima volta, il convegno si svolgerà in Italia, e precisamente a Bergamo, che dal 15 al 17 ottobre ospiterà presso il Centro Congressi Giovanni XXIII la IX European Mars Society Convention.

L’idea di fondare un’associazione che raccogliesse fondi, sia pubblici che privati, per finanziarie la ricerca in nome della causa marziana è stata di Robert Zubrin, ex ingegnere della NASA, studioso di fama internazionale e ideatore dell’ambizioso progetto Mars Direct, secondo cui è possibile andare su Marte nel giro di pochi anni a costi ridotti sfruttando le tecnologie attuali. Secondo gli scienziati e astrofisici della Mars Society i mezzi di cui disponiamo oggi sono sufficientemente adeguati per inviare un primo gruppo di esseri umani sul Pianeta Rosso, già nell’arco di un decennio.

Sull’esistenza di forme di vita extraterrestre tanto si è fantasticato e tanto si è ipotizzato, ma sono tutte speculazioni che rimangono prive di fondamenta almeno fino a quando non si avrà la possibilità di condurre analisi sulla superficie di Marte, alla ricerca di fossili o microbi nell’acqua sotterranea che darebbero una volta per tutte la risposta che cerchiamo.

Tra i progetti realizzati con il sostegno della Mars Society ci sono le stazioni di ricerca Mars Desert nel deserto dello Utah e la Mars Arctic Research Station (MARS) nell’Isola di Devon, in Canada, che supportano ricerche esobiologiche in ambienti che presentano notevoli analogie con quello marziano.

Il progetto MARS è passato ora ufficialmente alla revisione dagli scienziati del Center for Mars Exploration della NASA. Il modulo MARS fornisce alloggio per 6 scienziati e contiene un laboratorio completo per supportare ricerche esobiologiche e altre investigazioni geologiche. Numerose sono le delegazioni presenti in diversi paesi in tutto il mondo, dalla Nuova Zelanda all’Europa, dal Sudafrica alla Cina. Dal 2006 esiste anche la delegazione della Mars Society Italiana.

La IX European Mars Society Convention farà il punto sull’attuale situazione degli studi scientifici riguardanti il pianeta Marte ed in particolar modo sull’avanzamento del programma di esplorazione del Pianeta Rosso. La convention si svolgerà in tre giornate e vedrà la partecipazione di numerosi autorità del panorama scientifico internazionale, rappresentanti di diverse aziende legate al mondo della ricerca aerospaziale e delegati delle diverse compagini della Mars Society.

Tra gli speaker: Robert Zubrin, presidente e leader della Mars Society; Giovanni Bignami, astrofisico e divulgatore scientifico, ex presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana; Luciano Miccichè di Thales Alenia Space; Gennaro Russo, Responsabile dei Programmi Spaziali del Centro Italiano Ricerche Aerospaziali (CIRA); Giancarlo Genta, Professore di Progettazione e Costruzione di Macchine presso il Politecnico di Torino; Stefano Dibei, Docente del Centro Interdipartimentale Studi e Attività Spaziale (CISAS) dell’Università di Padova; Eugenio Sorrentino, giornalista scientifico ed aerospaziale; Richard Heidmann, presidente di Mars Society France.

Per i sostenitori della missione marziana, la conquista del Pianeta Rosso non sarebbe soltanto una curiosità scientifica, ma una scoperta paragonabile solo alla rivoluzione copernicana. Marte, con una superficie in estensione pari a tutti i continenti della Terra messi assieme, dotato di tutti gli elementi necessari non solo per la vita ma anche per la nascita della società tecnologia, potrebbe essere un nuovo mondo la cui conquista aprirebbe una nuova fase della civiltà.

Condividete? A quali benefici o quali danni potremmo secondo voi andare incontro avventurandoci  alla conquista di Marte?

Diseguito l’Abstract dell’intervento che l’astrofisico italiano Giovanni Bignami terrà alla Convention di Bergamo.

Titolo: I Marziani siamo noi di Giovanni Bignami

A Copernico, Kepler e Galileo dobbiamo la scoperta che non siamo al centro del nostro Universo, e a Darwin quella che siamo semplicemente un altro prodotto dell’evoluzione naturale. L’astronomia moderna ha contribuito a dare all’antropocentrismo altri due colpi: 1) la materia di cui siamo fatti, “materia barionica”, non è che una punta di sale nel mare dell’Universo; 2) i pianeti, anche abitabili, sono la norma e non l’eccezione nelle costellazioni. Anche le molecole più complesse di cui siamo composti somigliano alla materia organica ritrovata nei meteoriti. Dal momento che almeno una tonnellata di rocce marziane cade ogni anno sulla Terra, potrebbe essere che i Marziani siamo noi. E allora, che cosa ci trattiene dal tornare a casa? La strada la conosciamo.

Di Maria Teresa Sette
From Wired.it

This entry was published on September 28, 2009 at 9:21 pm. It’s filed under Italian, Science, Society and tagged , , , , . Bookmark the permalink. Follow any comments here with the RSS feed for this post.

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