Camouflage: L’illusionismo del corpo umano

Wired? Io l’immagino così“.

“È nato tutto per caso”, ricorda, mentre mi racconta al telefono della passione e delle difficoltà di questo mestiere. Lui è Guido Daniele, artista milanese di origini calabresi, noto per aver fatto del body painting la sua specialità artistica soprattutto nell’ambito pubblicitario, dipingendo corpi di modelle per sfilate di moda, per foto e spot pubblicitari. Dopo la specializzazione in illustrazione iperealistica a Brera, già dal 1968 comincia a lavorare nell’advertising e come illustratore per riviste.

“Negli anni ’70 frequentavo una comunità hippy e dipingere il corpo era molto di moda. In quel periodo ho iniziato le prime sperimentazioni, ma poi mi sono dedicato ad altri generi, tra cui la scultura”. È il 1990 quando un giorno arriva una telefonata. È l’art director di una nota rivista femminile che gli chiede di dipingere una modella per delle foto. Parte tutto da lì e da quel momento l’arte diventa per lui quasi una sfida: affinare la tecnica per far rinascere il corpo umano sotto sembianze diverse.

È il gioco del camouflage, una delle forme d’arte più ancestrali, legata a cerimonie tribali propiziatorie, sacerdotali o sessuali. Dai nativi americani alle tribù africane, dagli indigeni del Pacifico alle popolazioni indiane, il body painting è sin dall’antichità una delle espressioni artistiche più universali, quasi un tentativo di superare l’imposizione corporea, illudendosi di trascenderla sotto sembianze di colori e forme diverse. Non è un caso che torni in voga proprio alla fine degli anni ’60: sono gli anni della rivoluzione sessuale e il corpo è di nuovo al centro dell’arte, oltre che delle battaglie politiche e sociali.

Da circa vent’anni Guido Daniele si dedica quasi esclusivamente a questa tecnica, ne esplora le potenzialità, la reinventa. Nel 2000 su richiesta di un cliente dipinge un ghepardo su una mano. L’idea gli piace e la porta avanti. È l’inizio di un grande successo, e le sue “manipinte” riscuotono un’attenzione internazionale. “Ho capito che si trattava di un genere poco sondato e affascinante. E poi, l’idea di ritrarre animali mi ha dato la possibilità di richiamare l’attenzione su tematiche che mi stanno molto a cuore, come quelle animaliste appunto”. “Manimali” saranno il soggetto di diverse campagne pubblicitarie, fino a quella di Wwf del 2007 “For a living planet”.

Oggi Daniele è impegnato in svariati progetti legati alla protezione dell’ambiente, in collaborazione con organizzazioni no-profit e con alcune scuole italiane e americane. “Dipingere sulle mani teste di animali domestici o in via d’estinzione è ormai diventato per me anche un modo per portare l’attenzione degli osservatori sulla necessità di rispettare e proteggere gli animali e l’ambiente. ‘Dare una mano’ agli animali per me è anche questo”.

Ma cosa significa per un artista creare un’opera già sapendo che si dissolverà dopo poche ore? “All’impermanenza della mia arte ho dovuto abituarmi. Trovo comunque intrigante l’idea di creare qualcosa che inevitabilmente svanirà. Tutto ciò che rimane del mio lavoro sono le foto”. E alla tecnica fotografica sulle sue creazioni Daniele sta dedicando la sua ricerca e una serie di mostre in Italia e all’estero. Il prossimo 31 ottobre inaugurerà a Francoforte un’esposizione fotografica delle sue opere che farà tappa in 15 città tedesche.

Di Maria Teresa Sette
From Wired.it

This entry was published on October 26, 2009 at 9:40 pm. It’s filed under Arts, Italian, Photo story and tagged , , , , . Bookmark the permalink. Follow any comments here with the RSS feed for this post.

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