Battaglia mentale: Le nuove armi dell’esercito Usa

Manipolare la mente del nemico, minarne le sue capacità cognitive, abbatterlo con sostanze che ne neutralizzino le performance percettive. La prossima frontiera della guerra si chiama bioscienza e l’esercito statunitense è più che deciso ad investirci ingenti fondi. 49 milioni di dollari per la precisione, tutti destinati al Laboratorio di Ricerca dell’Aereonautica Militare con lo scopo di sviluppare armi che “inibiscano artificialmente le capacità cognitive del nemico”.

Il progetto è stato rivelato il mese scorso e non è che l’ultimo di una serie di tentativi da parte dell’esercito americano e di alcuni ricercatori interni alle intelligence di escogitare strategie di guerra, in cui il gioco d forza si sposta dal piano fisico a quello, appunto, mentale.

Esperimenti più o meno credibili erano già stati avviati da anni. Già durante la Guerra Fredda, è probabile che la CIA e l’esercito condussero una serie d’improbabili esperimenti di controllo mentale con droghe psicoattive, erba e acidi.

Tra gli anni ’70 e ’80, stando a fonti non ufficiali, un gruppo selezionato di soldati speciali cercò di apprendere le tecniche di come uccidere con il “potere psichico”. E alcuni test hanno anche preso dei risvolti grotteschi. Come quando, nel 1994, un ricercatore della Forza Aerea propose di nebulizzare il nemico con una sostanza fortemente afrodisiaca con l’effetto di provocare su di lui un “comportamento omosessuale”.

Nove estenuanti e inconcludenti anni di guerra in Afghanistan e sette in Iraq, hanno probabilmente contribuito a riportare in auge, negli ambienti dell’esercito Usa, l’interesse per queste tattiche belliche. Già lo scorso anno il Consiglio Nazionale di Ricerca e l’Agenzia di Intelligence e della Difesa avevano sollecitato l’impiego di sostanze biochimiche per indebolire le forze avversarie.

Il nuovo progetto dell’Aereonautica militare Usa ha come duplice obiettivo sviluppare e utilizzare sostanze farmacologiche sia per minare le capacità cognitive del nemico sia per rafforzare le proprie.

Un primo step della ricerca è già partito. Si chiama “Performance Biocomportamentale” e prevede una selezione dei soldati più resistenti allo stress fisico e mentale da sottoporre ai primi test. Analizzando i loro tracciati biochimici del cervello, i ricercatori intendono somministrare loro uno “stimolante esterno” che agisca da versione sintetica per attivare la reazione cognitiva di risposta allo stress, elevando al massimo le loro prestazioni operative.

I dettagli rimangono ovviamente top secret.

Di Maria Teresa Sette
From Wired.it

This entry was published on November 5, 2009 at 11:11 pm. It’s filed under Italian and tagged , , , , . Bookmark the permalink. Follow any comments here with the RSS feed for this post.

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