Il Verbo di Dio è online

Mentre i simboli religiosi tornano ad imporsi come portatori di valori  identitari, il concetto di sacro si sta trasformando attraverso la Rete con la diffusione sempre crescente di fenomeni di religione 2.0.

Che “il mezzo è il messaggio” è del resto un’intuizione che alla Chiesa cattolica non è mai sfuggita. Basta guardare indietro nei secoli per rendersi conto dell’importanza che i media hanno rivestito per il cattolicesimo, nel bene e nel male.

Da Gutenberg a internet, le tecnologie del mezzo di comunicazione hanno sempre esercitato sull’istituzione ecclesiastica un misto di timore e attrazione. Timore per il rischio di “apertura” al nuovo e per il pericolo di messa in discussione di dogmi secolari che questa inevitabilmente comporta; e attrazione per il ruolo decisivo che avrebbero rappresentato come strumenti di evangelizzazione.

Ma se la Rete è il luogo d’incontro di civiltà e culture del mondo, è anche il più grande laboratorio dove si sperimentano il confronto e la coesistenza tra culti religiosi diversi. Una tendenza evidente negli ultimi anni se si pensa all’impazzare sul web di siti ufficiali delle principali religioni che hanno tutti come obiettivo quello di diffondere il verbo, intercettando il maggior numero possibile di fedeli.

Negli Stati Uniti, è di recente esploso il fenomeno delle chiese online, cattoliche e di altre confessioni, che offrono ai fedeli svariati servizi liturgici 2.0. E già da qualche anno su Second Life c’è la corsa ad acquistare terreni su cui costruire chiese, templi e moschee.

Nel 2007 i gesuiti di Civiltà Cattolica fondarono una chiesa su Second Life, con approvazione ufficiale del Vaticano, per rispondere al bisogno di fede degli avatar credenti. Poco dopo, LifeChurch seguì l’esempio acquistando un’isola, l’Experience Island, su cui costruì una chiesa dove era possibile confessarsi e da dove venivamo trasmesse immagini religiose in streaming.

La Chiesa di Roma non ha certo perso il treno. Dopo il lancio del sito ufficiale e del canale YouTube del Vaticano, non mancano da parte di singole parrocchie e di fedeli iniziative di evangelizzazione digital. Un esempio per tutti è l’opera del sacerdote 2.0 don Paolo Padrini, fondatore di Pope 2 You e di iBreviary.

Tutti fenomeni che fanno quasi venire il sospetto che le “meravigliose invenzioni tecniche” – come le definisce il Concilio Vaticano II – stiano diventando le nuove armi di una crociata religiosa condotta sì sul terreno virtuale, ma solo come estensione del reale.

Il web, in altre parole, può servire ad avviare un dialogo interreligioso o è piuttosto la riproduzione di conflitti reali che rischiano di acuirsi ulteriormente, per paradosso, attraverso l’amplificatore internet?

“I simboli religiosi sono tornati ad essere importanti come riposta alla globalizzazione” spiega Igino Domanin, filosofo e autore insieme a Stefano Porro di Il Web sia con voi. La religione in Internet. “Quando circa dieci anni fa si sono affacciati i primi fenomeni di religione online, l’impressione era che stesse per formarsi una sorta di ‘religione della Rete’, ovvero una religione indefinita dove i confini dell’ortodossia diventavano più labili, dando spazio a una maggiore tolleranza e apertura. Ma la religione sul web oggi sembra piuttosto riprodurre esattamente dinamiche reali, inclusi i conflitti e gli irrigidimenti sui simboli”.

E la speranza che internet di trasformi nel Tempio virtuale della coesistenza pacifica tra culti religiosi sembra ancora distante.

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This entry was published on November 9, 2009 at 10:52 pm. It’s filed under Activism, Blogosphere, Internet, Italian, Society and tagged , , . Bookmark the permalink. Follow any comments here with the RSS feed for this post.

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