Google Earth scova la leggendaria El Dorado

Era il 1519 quando il condottiero spagnolo Hernan Cortes partì col suo seguito alla volta del Sud America inseguendo il sogno di scoperta di una “città dell’oro” che, proprio in quel periodo, cominciava ad instillarsi nell’immaginario europeo. Cortes arrivò in Messico e scoprì la città azteca di Tenochtitlan.

Da quel momento, l’idea di una civiltà inesplorata e sepolta da qualche parte nelle viscere della giungla amazzonica non ha mai smesso di stregare viaggiatori e avventurieri. Prima i conquistadores, poi gli esploratori e più tardi gli archeologi, tutti si avventurarono nel cuore di tenebra della foresta amazzonica. Molti di loro cedettero la vita al loro desiderio di scoperta, altri tornarono, ma nessuno portando con sé le prove dell’esistenza della civiltà scomparsa.

Di El Dorado, la mitica città dell’oro abitata, secondo la leggenda, da una sconosciuta civiltà precolombiana evoluta e complessa, mai nessuna traccia. Almeno fino ad oggi. Sono serviti più di 500 anni, la deforestazione, e Google Earth.

Già, è stato proprio il software di Google a catturare le immagini che poche settimane fa hanno portato tre scienziati alla straordinaria scoperta. In un’area disboscata del Brasile occidentale al confine con la Bolivia, fotografie aeree e immagini satellitari hanno rinvenuto precise strutture geometriche sulla superficie del terreno, di forma circolare e poligonale, che si estendono per una lunghezza di oltre 250 km.

Viste dal cielo, le forme sembravano come essere state scavate, dicono gli archeologi che hanno condotto le ricerche e che hanno poi pubblicato un rapporto sulla rivista britannica Antiquity. Ma a loro è stato subito chiaro che in realtà esse nascondono nient’altro che rovine di strade, ponti, canali ed edifici di quella città sepolta e piena di mistero che tanti ha fatto sognare.

Le strutture visibili sono circa 200, databili a un periodo che va dal 200 al 1283 dC, ma per gli archeologici che stanno conducendo le ricerche si tratterebbe soltanto di un decimo di un nucleo urbano più esteso e sviluppato, che ha ospitato una civiltà esistita per almeno un migliaio di anni e che non aveva niente da invidiare agli antichi egizi in quanto a complessità ingegneristica.

“Sembra non finire mai” ha raccontato Denise Schaan della Federal University di Pará in Brasile che sta partecipando ai lavori di analisi delle immagini di Google Earth e di mappatura della zona. “Ogni settimana rinveniamo nuove strutture e quasi tutte hanno complesse forme geometriche”. Ma la cosa più sorprendente per gli archeologi è stato rilevare la similitudine tra le rovine ritrovate nelle pianure e quelle delle aree collinari, indice del fatto che si tratta molto probabilmente della stessa civiltà.

Facile immaginare l’eccitazione di quanti, appassionati e studiosi, non avevano mai smesso di dare credito alla veridicità della leggenda di una sconosciuta e sofisticata società precedente agli Incas e alle tribù primitive, che hanno in seguito popolato l’Amazzonia.

Per David Grann, autore del libro The Lost City of Z, (così come era stata soprannominata dall’esploratore britannico Percy Fawcett che nel 1925 scomparve nella giungla amazzonica mentre era sulle tracce della città dell’oro: pare attraversando una porta che conduceva alla città e che sarebbe stata nient’altro che una dimensione parallela), è una scoperta sbalorditiva di cui non si è ancora compresa la portata.

Non soltanto perché getta finalmente luce su una leggenda che dai conquistadores ai successivi esploratori, e poi da Milton a Voltaire, da Poe a Conrad, passando per Indiana Jones ha ammantato di fascino, mistero, avventura e fantascienza l’immaginario e la letteratura europea per più di 500 anni, ma anche perché farà riscrivere in modo netto le pagine della Storia precolombiana.

Intanto sull’affascinante e rocambolesca storia del colonnello Percy Fawcett sta per uscire un film, The Lost city of Z, tratto dall’omonimo libro di David Grann e diretto da James Gray. L’uscita nelle sale è prevista entro il 2010 e a vestire i panni dell’intrepido colonnello e membro della Royal Geographic Society sarà niente po’ po’ di meno che Brad Pitt.

Di Maria Teresa Sette
From Wired.t

This entry was published on January 13, 2010 at 9:22 pm. It’s filed under Italian, Society, Tech world and tagged , , . Bookmark the permalink. Follow any comments here with the RSS feed for this post.

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