E se gli alieni fossero già tra noi?

La possibilità di scoprire forme di vita extraterrestri è più vicina che mai. Lo ha affermato nella conferenza stampa Lord Rees, presidente della Royal Society, la più prestigiosa istituzione scientifica della Gran Bretagna, alla vigilia della conferenza internazionale che ospiterà oggi e domani.

Da 50 anni la comunità scientifica è alla tracce di una qualche evidenza di vita aliena, ma fino a questo momento nessun segnale. “Le tecnologie odierne – ha detto però Reed – sono a questo punto avanzate da farci sperare realisticamente di poter giungere alla scoperta di forme di vita su altri pianeti entro la fine del millennio”.

Menti di tutto il mondo sono chiamate a raccolta in queste ore a Londra nella due giorni di conferenza organizzata in occasione dell’anniversario dei 50 anni del programma SETI (Search for Extra-Terrestrial Intelligence) e a cui saranno presenti anche scienziati della Nasa, dell’ESA e dell’Agenzia degli affari spaziali delle Nazioni Unite.

Secondo Reed, i progressi moderni dei telescopi spaziali per la prima volta nella storia dell’astronomia permetterebbero di individuare pianeti simili alla Terra e orbitanti intorno ad altre stelle, catturare delle immagini e quindi vedere se su questi pianeti ci sono continenti e oceani, studiarne l’atmosfera ed eventualmente giungere a scoprire organismi viventi.

“Ho il sospetto che lassù ci siano forme di vita per noi umani difficili da concepire. Potrebbero anche essere dotate di un’intelligenza ben al di là delle capacità umane”.

Diversa ma ancora più suggestiva è invece la tesi che il fisico e astronomo all’Università dell’Arizona Paul Davis presenterà invece ai suoi colleghi domani. Richiamando uno scenario sci-fi, Davis sostiene che siamo prossimi a scoprire creature aliene, ma non nello spazio, bensì sotto il nostro naso, sulla Terra.

La teoria di Davis poggia sulla tesi secondo cui se è possibile dimostrare che la vita sulla Terra è esistita più di una volta, ciò rappresenta la migliore prova dell’esistenza di vita altrove nell’Universo. Secondo il professore gli alieni potrebbero anche essere “strani” microbi che appartengono a un albero di vita completamente separato dal nostro, detto “biosfera ombra”. Organismi che potrebbero trovarsi in nicchie ecologiche isolate, come deserti, soffioni vulcanici sottomarini, tundre artiche, laghi salati, luoghi insomma dove la vita a noi finora conosciuta fatica a sopravvivere.

A non essere convinto delle “biosfere ombre” è invece il professore Colin Pillingerr a capo della missione marziana Beagle 2. A suo avviso, è Marte l’unica scommessa su cui si deve giocare la ricerca di vita extraterrestre.

Ma cosa succederebbe se domattina ci svegliassimo con una breaking news che ci informa dell’esistenza aliena? Di questo e delle strategie di arginare un pandemonio sociale si parlerà anche durante l’incontro di oggi e domani a Londra.

“È facile immaginare uno scenario di caos sociale e disintegrazione psicologica”, ha commentato Reed. “Una scoperta di questo tipo comporterebbe uno sconvolgimento radicale per l’umanità, metterebbe per sempre in discussione non solo la nostra visione del cosmo ma soprattutto il posto che noi umani occupiamo in esso”.

Di Maria Teresa Sette
From Wired.it

This entry was published on January 25, 2010 at 9:37 pm. It’s filed under Italian, Science, Society, Tech world and tagged , , , . Bookmark the permalink. Follow any comments here with the RSS feed for this post.

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