Etfe: come un cuscino di plastica rivoluzionerà l’architettura


È trasparente, autopulente, riciclabile, ha una resistenza elevata ad altissime temperature. E pesa 99% in meno del vetro. Si chiama Etfe, etilene tetrafluoroetilene, ed è il materiale che sta per rivoluzionare il volto dell’architettura moderna. Da Pechino alla Cornovaglia, passando per Milano.

È da ormai una quindicina di anni circa che architetti e ingegneri hanno cominciato a sostituire il vetro e altri materiali tradizionali con questo polimero termoplastico in opere ambiziose e futuristiche in varie parti del mondo.

L’esempio più recente è lo spettacolare Centro Acquatico Nazionale di Pechino realizzato in occasione delle Olimpiadi del 2008. Ma l’attenzione sulle potenzialità straordinarie dell’Efte risale già a qualche anno prima con la realizzazione dell’imponente Eden Project in Cornovaglia. Progettato dall’architetto Nicholas Grimshaw nel 1996 e ultimato nel 2001, l’Eden Project è considerato uno degli esempi più notevoli di architettura sostenibile al mondo. Si tratta di una serra che ricrea il mondo vegetale in tre semisfere immense, appoggiate sul fondo di una vecchia cava di argilla abbandonata. Le cupole geodetiche sono composte da un’armatura metallica che supporta esagoni di Etfe incastrati l’uno nell’altro come un puzzle.

Quando nel 1938 questo materiale fu scoperto per caso da Roy Plunkett all’interno di una bombola di tetrafluoroetene occlusa, la prima applicazione cui si pensò, vista la sua straordinaria resistenza agli agenti chimici più aggressivi, fu il settore militare. Fu poi l’azienda americana DuPont la prima a produrlo per fornirne alcune quantità all’esercito statunitense impegnato nella costruzione della prima bomba atomica, e poi negli anni ’70 come materiale isolante per il settore aereonautico. Ma DuPont non si curò mai di sfruttare le potenzialità che il materiale poteva avere in ambito edilizio.

A questo pensò invece, più di 40 anni dopo, Stefan Lehnert, l’ingegnere di Brema che nel 1982 ha fondato Vector Foiltec, società specializzata nella produzione e design di involucri e pannelli in Etfe, e oggi tra le più ricercate tra gli studi di architettura e le e società edilizie di tutto il mondo.

Nello studio londinese di Vector Foiltec incontro l’architetto Tanja Pfitzner, coordinatrice, in collaborazione con la sede di Vector Foiltec di Torino, dei lavori di rivestimento della piazza centrale della Nuova sede della regione Lombardia, la cui ultimazione e inaugurazione definitiva avverrà proprio domani 26 febbraio (sebbene la sede fosse già stata aperta al pubblico per una settimana dal 23 al 31 gennaio scorso).

Progettato dal raggruppamento Pei Cobb Freed & Partners, Caputo Partnership e Sistema Duemila, il complesso della Nuova sede è composto da sei edifici – tra cui spicca il grattacielo di 42 piani e 161,3 m – al centro dei quali si trova la grande piazza: 4000 mq di superficie ricoperti da una volta trasparente a forma di occhio, costituita da cuscini pneumatici di Efte e sorretta da una struttura metallica reticolare.

“Ricoprire una superficie di tali dimensioni con il vetro o altri moderni materiali plastici era pressoché impensabile fino a una ventina di anni fa, soprattutto per via della pesantezza che poteva provocare rischi di crolli. E altrettanto irrealizzabili sarebbero state strutture mozzafiato come l’Eden Project, il Centro Acquatico di Pechino e l’ambiziosissimo progetto del Khan Shatyry Entertainment Centre in Kazakhstan” mi spiega Tanja Pfitzner.

Ma in cosa consiste esattamente il sistema Texlon inventato da Stefan Lehnert? “Si tratta in pratica di rivestire edifici o vaste superfici con pannelli o con un insieme di cuscini pneumatici di Etfe gonfiati con aria a bassa pressione, bloccati da estrusi in alluminio e sostenuti da una struttura leggera”. Il maggiore punto di forza di questo polimero è certamente il peso, con solo l’1% rispetto al vetro, ma è anche estremamente resistente, trasmette più luce, non si degrada né sotto i raggi ultravioletti né per l’aggressione degli agenti inquinanti presenti in atmosfera, ed essendo autoadesivo, inoltre, fa si che le coperture si auto puliscano in caso di pioggia.

“Nei nostri laboratori di Brema – racconta Pfitzner – conduciamo sofisticate simulazioni ed analisi di carico per poi realizzare sistemi di copertura di ogni dimensione e forma. Questa versatilità progettuale unita alla flessibilità degli involucri climatici offre ai progettisti l’opportunità di concepire e creare strutture di rara leggerezza ed eleganza”.

È un nuovo capitolo che si apre nell’architettura moderna con costruzioni sempre più futuristiche e spettacolari. Tra le più ambiziose in fase di realizzazione ci sono l’Istituto di Scienza e Tecnologia di Masdar e la Torre di controllo dell’aeroporto di Abu Dhabi, entrambi negli Emirati Arabi. Mentre in Italia, oltre all’opera milanese, i cuscini della Vector Foiltec sono stati impiegati alle Terme Sillene di Chianciano e per le cantine Ceretto di Alba.

Maria Teresa Sette
From Wired.it

This entry was published on February 25, 2010 at 10:46 am. It’s filed under Italian, Science, Tech world and tagged , , . Bookmark the permalink. Follow any comments here with the RSS feed for this post.

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