Due Cuori e un’Anima

Francesco Mazzei

È una mattina come tante nel cuore della City. Un rapido via vai di eleganti uomini e donne d’affari, Financial Times sotto braccio, Blackberry, tazza di caffè fumante in mano. Il mio appuntamento è alle 10. Ho poco tempo: il suo ufficio stampa mi ha concesso soltanto 40 minuti. Domande concise e macchina fotografica al seguito mi faccio strada tra la folla e i grattacieli.

Sono nel cuore cold della capitale inglese: il tempio della finanza internazionale. È qui, nascosta in un vicolo tra gli imponenti edifici di vetro di Broadgate, che vibra ‘l’anima’ più hot della cucina calabrese a Londra.

Trentotto anni e un curriculum da far impallidire la più star degli chef, Francesco Mazzei è il cuoco dallo sguardo duro e dalle maniere affabili che ha svelato agli inglesi la ‘nduja e i sapori semplici e passionali della cucina calabra. Il suo L’Anima, aperto nel giugno del 2008, non ha impiegato molto a guadagnarsi una posizione di rilievo nella top ten dei migliori ristoranti di Londra. E in poco tempo Francesco è diventato una vera celebrity: recensioni e interviste si rincorrono sulla stampa britannica, e spesso lo si vede ospite nei programmi di cucina della Bbc.

“Prendi un espresso, arrivo subito”. Mi siedo al bar e mi guardo intorno. Il design dell’architetto Claudio Silvestrin è minimalista ed elegante. Predomina il porfido, l’onice, il vetro, il bianco. Sembrerebbe quasi un ambiente freddo se non fosse per quell’anima “rabbiosa come la ‘nduja, amara come la liquirizia, acida come gli agrumi”, ironizza lui con sagacia tagliente.

Ed è questo che piace agli inglesi?
“Per loro la Calabria è una terra vergine, ancora tutta da scoprire. È genuinità“.

E viceversa? Per un cuoco calabrese che cos’è questa città?
“Lavorare a Londra per uno chef è quanto di più stimolante. Non è vero che gli inglesi non capiscano di cibo. In questa città c’è una contaminazione di etnie gastronomiche straordinaria, è affascinante vedere come le cucine del mondo si influenzano tra loro. Si impara molto”.

A volte si dice che alla Calabria manchi una vera identità culinaria.
“Il problema è che non siamo stati in grado di valorizzarla. L’olio, il pane, la liquirizia, il bergamotto, l’origano, la ‘nduja sono sapori unici. Non dimentichiamoci poi che la cucina calabrese ha avuto diverse contaminazioni, da quella greca a quella spagnola, dai mori ai turchi. A me piace andare alla scoperta di questi sapori antichi, ricercare nelle origini”.

Le origini, appunto. Lei che rapporto hai con le sue?
“Straordinario. Sono molto legato alle tradizioni, tutti gli anni sono presente quando a casa mia si ammazza il maiale, o quando si fa l’olio e le conserve di pomodoro. E poi vado personalmente a rifornirmi. La mia è una famiglia calabrese vera. Una famiglia umile, mio padre faceva il costruttore. Quando io avevo otto anni abbiamo attraversato un periodo di difficoltà e così io e i mie fratelli abbiamo iniziato a lavorare da piccoli. Dimenticare le origini? Mai”.

È vero che sta scrivendo un libro?
(Ride) “Diciamo che sto raccogliendo un po’ di ricette. C’è un editore che sta facendo pressioni, ma per me è ancora presto”.

Perché? E’ geloso delle sue ricette?
“Si”.

Quindi non ce lo svela il segreto della sua famosissima tagliata?
“No. Ma venga in cucina, gliela preparo”.

Lo seguo senza protestare. Tutt’altro. Solo a un tratto mi ricordo del tempo. Guardo l’orologio. Sono quasi le 3 del pomeriggio.

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This entry was published on May 28, 2010 at 10:30 am. It’s filed under Italian, LondonEye, People and tagged , , . Bookmark the permalink. Follow any comments here with the RSS feed for this post.

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