Udaipur da sogno nell’India dei Raj

Incastonata nell’India principesca del Rajasthan, la Venezia dell’est è ammantata da un fascino unico che sa di un passato di sfarzo e leggende, turbanti e pietre preziose, incenso e spezie, principesse e antichi guerrieri. Guida semi-pratica per districarsi tra fiaba e realtà.

Capriccio e splendore come sono propri solo alle antiche città dell’Oriente inebriano l’atmosfera di Udaipur, una città così bella da sembrare quasi irreale. Al confine con il deserto del Rajasthan, l’antica capitale del regno Mewar riluccica come una perla galleggiante sulle acque del lago Pichola.

Opulenti Maharaja, principesse dai pomposi abiti di seta e gioielli sfavillanti hanno abitato per secoli questi luoghi che ancora adesso custodiscono intatto il riverbero di quel passato maestoso. Celebre per i fastosi palazzi che risalgono alla dinastia dei Rajput non stupisce che Udaipur, con i suoi scorci romantici e pittoreschi, abbia più di una volta fatto da set cinematografico. Qui, nel 1983, sono state girate ad esempio alcune scene di uno dei film dello 007 più famoso al mondo, Octopussy.

Al centro del lago si erge dalle sue profondità una delle visioni più surreali di Udaipur nonché la sua icona: il Lake Palace, gioiello di marmo bianco e mosaici. Raggiungibile solo in barca, il palazzo fu costruito nel 1746 da Maharana Jagat Singh II della dinastia dei Mewar e oggi è uno degli hotel più esclusivi di tutta l’India, gestito dalla catena di hotel di lusso Taj. Su più di 1600 ettari di isola si estendono cortili dalle piante esotiche, fontane, stagni ricoperti di fiori di loto, spa e piccole piscine ombreggiate dalle palme. Le camere sono un festival di seta, affreschi e mobili di legno intarsiato a mano.

Da fine novembre fino a marzo, passata la stagione dei monsoni, il lago Pichola si rinvigorisce e torna con il suo naturale splendore a fare da specchio all’incanto di questa città. Gettati come una manciata di terra giacciono, oltre al maestoso Lake Palace, i due isolotti di Jagniwas e Jagmandir. Il giro in barca è un must, assistere al tramonto sull’acqua, ai colori cangianti del crepuscolo che tingono di rosso, viola e blu i palazzi e i monti Aravalli non ha prezzo.

Le sponde della città vecchia offrono ristoranti con terrazzi sui tetti e vista sul lago, con budget per tutte le tasche. Ma per abbandonarsi completamente alla fiaba e concedersi una cena regale, la meta è Jagmandir Island Palace, il palazzo con i massicci elefanti di pietra che sembrano quasi camminare sul lago. Maharaja Karan Singh lo fece costruire nel 1620 e oggi è stato convertito in un hotel di lusso, così come quasi tutti i palazzi reali della città.

Famosa a Udaipur è l’arte della miniatura, una tecnica di pittura antichissima su seta, marmo e legno, che ritrae immagini della tradizione Hindu e scene di vita di palazzo durante l’era dei Raj. Ancora oggi si dipinge con la stessa tecnica e non esistono vere e proprie scuole: l’arte della miniatura si tramanda di generazione in generazione, da padre a figlio. I vicoli pullulano di piccoli laboratori d’arte e quasi tutti i maestri delle miniature sono felici di poter offrire ai turisti curiosi una dimostrazione e, prenotando in anticipo, anche una vera lezione. Le più antiche miniature del Rajasthan sono custodite nel City Palace che sovrasta la città. L’ingresso costa soltanto 30 rupee (circa 60 cents di euro) e quello che vi aspetta è uno spettacolo di architettura, giochi di specchi, mosaici, vetri colorati, pareti tempestate d’oro e pietre dure, terrazzi con un panorama mozzafiato.

Le stradine diroccate della città vecchia sono un concerto di colori e odori, un brulicare di piccole botteghe di artigiani e di antichi mestieri, di templi, ghat, mucche, bambini scalzi, donne dai saree coloratissimi e mendicanti, guaritori e artisti. Percorrerle è come entrare in un libro di fantasia dove ci si può imbattere in personaggi dalle storie più surreali.

Come Mohammad, un vecchietto che trascorre le sue intere giornate seduto sul muretto davanti al portoncino della sua casetta blu. Non possiede nulla se non un sacchetto di tela che tiene gelosamente sulle ginocchia e in cui custodisce il suo unico tesoro: centinaia di cartoline e fotografie speditegli da turisti e viaggiatori che negli anni sono passati per caso davanti alla sua casetta blu. Non ripartite senza aver fatto una foto con lui. E al rientro in Italia speditela a Mohammad Hanit, 85 Lai ghat, Rani Jike Nohre Kepiche, Jandish Chwok, Udaipur 313001, Rajasthan India.

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This entry was published on January 28, 2011 at 3:58 pm. It’s filed under Italian, Photo story, Travel and tagged , , . Bookmark the permalink. Follow any comments here with the RSS feed for this post.

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