Attacco ai giganti del web

Incontro con Cory Doctorow, fondatore del blog Boing Boing, attivista digitale e scrittore di fantascienza

«La battaglia sulla proprietà intellettuale non è che il primo livello di una lunga e più feroce guerra che ci aspetta». Quella di Cory Doctorow, fondatore del famoso blog BoingBoing, non è la profezia apocalittica dello scrittore di fantascienza, quanto la previsione, più che mai realistica, dell’attivista digitale della prima ora, pioniere del movimento a favore della liberalizzazione delle leggi sul copyright e paladino della filosofia «open» — la corrente di pensiero che teorizza il principio democratico di accesso libero e costruzione condivisa della conoscenza. Gambe incrociate su una poltrona nell’atrio dell’Università di Westminster e occhiali neri da geek, il guru dei diritti digitali preannuncia a «la Lettura» lo scenario di un futuro che è già alle porte. Ha da poco concluso il suo intervento di aperturta dell’OrgCon 2012, la conferenza annuale dell’Open Rights Group — il movimento per la libertà online di cui è co-fondatore — dove si è fatto il punto sulle strategie future.

Tutelare la privacy degli utenti e conquistare potere di contrattazione sul controllo dei dati personali sono, secondo il blogger canadese, i temi di una battaglia che si preannuncia ciclopica: «Gli interessi in gioco — avvisa Doctorow — sono tanti e toccano il cuore stesso della democrazia». Sì, perché i nemici contro cui si giocherà la prossima partita della libertà sono i «grandi e grossi» colossi del web che si stanno spartendo il mercato dell’innovazione mondiale: Apple, Google, Facebook: «Spesso adottano modelli disegnati per appropriarsi dei nostri dati personali fornendoci in cambio servizi, il cosiddetto “contratto sulla privacy” che costituisce l’assunto ideologico della loro attività commerciale. Peccato però che questo contratto sia curiosamente unilaterale e non negoziabile», spiega il blogger. «L’uso che facciamo dei dispositivi digitali, dagli smartphone ai tablet fino al pc, sta cambiando radicalmente — continua —. Immagino un futuro in cui molti device saranno parte del nostro corpo: tecnologia “integrata”, protesi estremamente costose che potremo acquistare solo a rate. In questo caso saremo proprietari dei nostri prolungamenti tecnologici nello stesso modo in cui oggi lo siamo del nostro cellulare quando lo compriamo apparentemente gratis sottoscrivendo un contratto con una compagnia telefonica». Una proprietà formale: «Se possiedi un iPhone, in teoria puoi installare solo software scelti da Apple, anche se il telefono è tuo. Un domani potrebbe accadere anche con l’occhio bionico o con dispositivi piazzati nella nostra testa?».

In un panorama dove, da una parte, i computer diventano sempre più componente integrante della nostra esistenza, la domanda che per Doctorow diventa centrale è: chi controllerà la nostra tecnologia? Saremo proprietari, utenti o gestori delle applicazioni? Le scommesse sono aperte. Ma siamo pronti ad affrontare una battaglia contro il potere delle multinazionali? «Più che mai», chiosa l’autore di Makers con tono deciso. E la ragione di tanto ottimismo ha una data: 18 gennaio 2012. «La ricordiamo tutti perché nessuno è riuscito a lavorare visto che Wikipedia era oscurata», ironizza. È il giorno del primo sciopero mondiale nella storia di Internet, che ha sancito la vittoria del movimento Stop Sopa, cioè «Fermate la Sopa»: la Stop Online Piracy Act, la proposta di legge statunitense contro la pirateria sulla Rete, mai approvata dal governo americano in seguito alla strenua opposizione di utenti e cittadini in tutto il mondo. Per gli attivisti digitali, un punto di non ritorno.

«Stop-Sopa ha mostrato di cosa è capace un movimento open source: non solo ha messo a tacere la lobby del diritto d’autore — osserva —, ma ha portato alla creazione di un movimento globale e trasversale che si riconosce nel principio di anti-corruzione internazionale, destinato a diventare la bandiera del movimento». Attenzione però a suonare le trombe della vittoria, nulla secondo il blogger ci può far sentire al sicuro da futuri attacchi contro la libertà nell’uso di pc e network. «Case discografiche e industria del cinema sono state solo le capofila nella lunga guerra. A breve altri settori dell’economia cominceranno a sentirsi minacciati da Internet, e ne vedremo delle belle». Come prepararsi? Secondo Doctorow, elaborando una strategia che abbia come bersaglio ultimo il sistema corrotto dei rapporti tra lobby, multinazionali, finanziatori della politica e legislatori: «Una battaglia ambiziosa certo — puntualizza l’attivista —, ma sui cui esiti vittoriosi i teorici del movimento sono tutti concordi».

Viene da chiedersi a questo punto se ci sia una fiducia eccessiva sull’efficacia dell’attivismo online, quello che lo studioso Evgeny Morozov, attento osservatore delle dinamiche web, definisce cyber-utopismo: «Sinceramente non so quanto possa prendere sul serio le argomentazioni di Morozov: il suo libro The Net Delusion è pieno di contraddizioni interne», taglia corto Doctorow. «La prima metà del saggio dice che Internet rende più facile l’azione di regimi dittatoriali e di gruppi estremisti. La seconda metà che, alla fine, nessuno ne trae beneficio. I due argomenti non stanno insieme. Se credi che dittature, nazionalisti, sciovinisti ed estremisti siano stati fortificati grazie alla Rete, non ci si spiega come mai gli altri gruppi di attivisti non ne traggono gli stessi vantaggi. Mi piace Evgeny e credo che parte delle sue tesi siano buone, ma penso pure che abbia voluto schierarsi contro Internet a tutti i costi. Così nel suo libro ha assemblato deliberatamente tutto ciò che di negativo ha potuto trovare, anche a costo di contraddirsi».

Secondo il blogger, Internet ha messo nelle mani dei cittadini un grande potere e continuerà a farlo perché, argomenta Doctorow, «la sua prerogativa fondamentale è quella di semplificare il coordinamento delle nostre azioni e attività, una capacità che ci contraddistingue come specie e che costituisce un fattore determinante della storia umana».

Pur ammettendo che la stessa attività di coordinamento possa agevolare anche regimi autoritari, lobby e altri organismi di potere, Doctorow è convinto che a trarne maggiori profitti siano, in ultima istanza, i cittadini. «Se dai il web a Silvio Berlusconi che ha già un impero, èmolto probabile che il suo impero si espanderà. Ma è anche vero che Beppe Grillo non aveva un impero e tuttavia Internet gli ha reso possibile raggiungere tante persone quante ne aveva raggiunte Berlusconi. L’ex premier italiano aveva tanto e ora ha un po’ di più, il comico non aveva niente e ora ha moltissimo». Sicuramente, da oggi, anche la benedizione di un guru del web come Doctorow.

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This entry was published on April 15, 2012 at 1:49 pm. It’s filed under Activism, Blogosphere, Civil rights, Internet, Italian, People, Tech world and tagged , , , , , , , . Bookmark the permalink. Follow any comments here with the RSS feed for this post.

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